Assisi parte seconda: domenica mattina!

Nonostante i pochi metri che separano Casa frate Jacopa da Santa Maria degli Angeli, la giornata di sabato 9 marzo non ci ha permesso di visitare neanche “al volo” la Basilica.

Domenica però risultava essere un’altra giornata ad incastro multiplo temporale, con spostamenti a Spoleto per pranzo, che ci avrebbe impegnati fino a sera. Se non avessimo deciso di trovare un momento alle prime luci dell’alba di domenica 10 marzo per pregare in questo luogo a noi (e al mondo) molto caro, avremmo rischiato di non riuscirci neanche stavolta. Così, con un’alba domenicale meravigliosa di Assisi, abbiamo gustato a cuore spalancato la bellezza, l’intimità, l’essenzialità di questo spazio nello spazio, che pare avvolgerti e cullarti in un abbraccio di amore infinito e rassicurante, come quello tra una madre ed il figlio: la Porziuncola.

A Casa frate Jacopa l’ultimo incontro con i giovani artisti prevedeva il racconto della nostra storia personale. I punti focali del nostro cammino di conversione.

Ora nella vita di ognuno probabilmente ci sono quei minuscoli dettagli che “agli altri non dicono niente”, ma che invece personalmente hanno fatto e continuano a fare la sostanziale differenza, attivando un processo spesso doloroso di reazione a catena inarrestabile: la conversione.

Può essere un abbraccio ricevuto su un monte di preghiera in un momento di particolare sofferenza, riconoscendo in esso l’abbraccio di Dio e della Mamma; può essere un viaggio che finalmente libera e dona la forza di uscire da alcuni condizionamenti mentali, in cui si riconosce l’evidente intervento divino; può essere un pianto improvviso, inconsolabile ed inspiegabile quanto vivificante, nato durante una preghiera insieme agli amici di sempre, in un posto che vede trasformare una gita in pellegrinaggio.

Tutte queste cose, a noi accadute in momenti differenti, sono però successe nel medesimo luogo: Medjugorje.

Ma se non si hanno altri colpi di scena o guarigioni “miracolose” evidenti da mostrare, se in pratica il tutto rientra in una sorta di “categoria dell’ordinarietà” e di consapevolezza personale, il rischio del raccontarsi in semplicità è forse quello di annoiare chi cerca un cambio di rotta spettacolare, una sintesi di azione e reazione ad effetto big bang. Bisogna allora tornare a fare leva sul COME raccontare le cose. E sicuramente suonarle per noi è inevitabile e familiare. Così “Toccami il cuore” diventa un concentrato di esperienza che non possiamo non cantare.

In ogni caso, quando si cerca di descrivere come varia la consapevolezza dei sopracitati “gusto – sapore – pienezza”, partendo dall’inquietudine di un PRIMA e di un SENZA Dio nelle scelte, in una circostanza come quella in cui ci trovavamo noi (di fronte a questi giovani), per non perdere di vista il punto di partenza, tornavamo a farci quella domanda sulla felicità sottolineando il suo opposto: quel vuoto, quella tristezza come assenza di Dio, per capire dove ci troviamo adesso, come siamo “messi” adesso.

Siamo felici? Lo siamo in e con Dio?

PermetterGli di TORNARE ad essere nelle nostre relazioni, nelle nostre scelte di lavoro, nei nostri hobby, nella nostra arte, nella nostra quotidianità, nel nostro cuore, significa farLo tornare a casa, perché quel posto, il nostro cuore, è da sempre il Suo. Anche perché l’ha creato Lui.

E se Lui è Amore, è anche felicità.

Così la seconda mattinata a Casa frate Jacopa è trascorsa come sospesa in una bolla atemporale.

Il timore grande era quello di non riuscire a soddisfare le aspettative dei ragazzi, quanto invece erano riusciti a fare loro con noi. 

Infatti è stato bellissimo ascoltare le considerazioni di Francesco su come la luce del sole, sommata alle tonalità delle vetrate (che lui crea per diverse chiese in Italia), è un modo unico di concedere agli occhi di osservare in un solo sguardo la fusione tra il creato e la storia rappresentata sui vetri stessi.

È stato bellissimo osservare Vincenzo utilizzare addirittura le carte da gioco per evangelizzare. Il tutto per ricordarci che ognuno di noi è chiamato alla comunione con gli altri in Dio, facendoci ritrovare l’unica carta da noi firmata ed estratta casualmente da un mazzo diventato inspiegabilmente trasparente nelle nostre stesse mani. Tranne appunto la carta da noi firmata: Re di quadri!

Bellissimi i disegni di Anna, che su piccoli cartoncini quadrati sintetizza il ciclo della vita e della trasformazione dal seme al frutto in curve armoniose di colori pastello: un fiore, il sole, il cielo tutto collegato sottilmente da un filo, Dio.

Bellissime le frasi di Claudio, riconosciute tra tante.

Bellissimi e generosi gli occhi di Margherita.

Bellissimi tutti i giovani presenti.

Ed ovviamente le sorelle francescane, che col loro fare sorridente ed incoraggiante sono rimaste tutto il tempo a sostenerci con i loro sguardi rassicuranti, luminosi e vivi: Suor Rosanna, Suor Rosaria, Suor Marialisa, Suor Elena, Suor Giulia, Suor Fabiana, Suor Felicia, Suor Michela, Suor Teresina, tutte ci hanno permesso di vivere due giorni indimenticabili all’insegna di un concetto tanto semplice quanto divino: offrire il nostro niente al Signore affinché Egli lo trasformi in un’opera d’arte unica e bellissima!

Lacrime liberatorie e felici.

Bellissimo.

E quando pensavamo che le emozioni fossero finite, non avevamo ancora messo in conto l’appuntamento pomeridiano a Spoleto.

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