Assisi, Parte Prima

Assisi

Personalmente non sapevo bene cosa aspettarmi da questi appuntamenti che stava gestendo come al solito Jo, “il lucido”, anzi il più lucido del gruppo, come ci piace definirlo. Sapevo che le suore francescane alcantarine di Casa Frate Jacopa avevano invitato noi del Kantiere (in questo caso appunto Jo, Gabriele – soprannominato “l’oracolo” per le sue frasi lapidarie – e io, Antonello, detto didascalicamente “Ansionello”) a parlare durante uno dei loro seminari, che vedono arrivare da tutta Italia giovani con il desiderio di approfondire i propri talenti artistici sotto la luce del “dono”, quindi inzuppati di preghiera e di comunione, con la consapevolezza che tutto è strumento di testimonianza e diffusione dell’amore di Dio per noi e per gli altri.

E noi Kantiere cosa c’entravamo?

“Gestazione e condivisione dell’Ispirazione all’interno della band”.

Questa la traccia che ci è stata affidata il giorno prima e che avremmo dovuto indegnamente esporre. Tre lunghe ore per provare a raccontare qualcosa che in pratica avviene in modo caoticamente naturale e soprattutto senza una precisa logica, se non attraverso confronti, litigi, valutazioni, sorrisi, battute, caffè, cene, il tutto anticipato dalla preghiera, dall’affidarci al Signore e a Maria, e dalle immancabili prove. Questo il programma di sabato mattina, 9 marzo. Mentre la domenica mattina erano previste un paio di ore per scendere più nel profondo e raccontare la nostra vita, dando testimonianza personale e del nostro cammino di fede come gruppo.

Come descrivere qualcosa che non ha tecnica, ma è piuttosto un moto del dare con la certezza che è tutto un ricevere? Già, perché alla fine la musica che facciamo, il nostro incontrarci per comporre e produrre, non è nient’altro che la nostra personale terapia di gruppo, ovvero crescita individuale nell’amore fraterno e nella condivisione. Le canzoni sono “soltanto” le conseguenze di tutto ciò: il Kantiere è il nostro percorso, la nostra conversione a cui prendono parte coloro che, approvando i risultati musicali del nostro sopportarci e volerci bene, ovvero le canzoni, le ascoltano e nella migliore delle ipotesi ne prendono spunto per pregare.

Arrivati in macchina venerdì sera, più o meno alle 22.30, ci troviamo di fronte a una quarantina di giovani tra i 19 e 37 anni, artisti di varie categorie: fotografi, musicisti, attori, poeti, montatori, pittori e addirittura illusionisti. Ognuno di loro con occhi accesi e attenti, certo un po’ stanchi, ma indubbiamente sguardi “spugnosi” e pronti ad assorbire il più possibile, anche le virgole, se queste aiutano a prendere coscienza che le nostre vite e di conseguenza i nostri talenti sono bagnati di cielo, bagnati di Dio… se viviamo in comunione con Lui.

Ovviamente da buon “Ansionello” ho passato la notte completamente in bianco, tra l’invocare lo Spirito, pregare nostra Madre e la voglia di darmela a gambe levate, perché tanto la macchina era parcheggiata fuori e, stando da solo in camera, al massimo non mi avrebbero trovato la mattina dopo.

Il brano del Vangelo che continuavo a leggere e meditare era la chiamata dei discepoli in Giovanni, precisamente le prime parole rivolte da Gesù ad Andrea: “Che cosa cercate?” (Gv 1, 35-39). Sicuramente la domanda con cui avremmo iniziato a parlare era questa: cosa cerchiamo?

Anche perché era l’unico quesito a cui riuscivo a dare una risposta certa: la felicità.

Riguardo alle dinamiche nel gruppo, un punto fermo che mi era stranamente chiaro nel cuore (come un pensiero più luminoso di altri) era che in una band come la nostra non può esistere la democrazia in senso classico, della serie “decide la maggioranza”, poiché non è detto che la maggioranza includa l’ispirazione soffiata nel cuore del singolo, del cuore in ascolto. Così a volte la scelta che si presenta come outsider, come quella più improbabile, diventa inaspettatamente quella giusta, quella che alla fine convince tutti. Ci si rende conto che quel iniziale sapore di diverso, come il grassetto nei documenti word, è in realtà la direzione in cui soffia lo Spirito, che non aspetta altro che tutti si mettano in ascolto su quel medesimo punto. Al resto pensa Lui, essendo l’Uno per tutti.

Il problema è convincerci su quali punti meditare. È lì che parte il caos. Beata testardaggine.

Diversa è la scelta tecnica e di arrangiamento, spinta più che altro dai nostri gusti musicali individuali… e lo stile musicale del Kantiere nasce proprio dall’incontro delle diverse provenienze musicali, dallo sperimentare come un genere può innestarsi in un altro.

Il tutto da raccontare a giovani già pronti in ascolto, in un semicerchio pacificamente minaccioso.

Prima di invocare tutti insieme lo Spirito con “Liberami”, ci confrontiamo un attimo con Jo, che casualmente aveva appuntato su un blocchetto: “Affrontare discorso democrazia all’interno di un gruppo che parla di fede…”.

Ecco. Meno male che c’è lo Spirito. Allora si può iniziare.

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